mercoledì 7 dicembre 2011

Trenitaglia (salvano l’Italia, si salvi chi può)

Forse non si dovrebbe scrivere sull'onda dell'ira, o forse sì. Beh io lo faccio. Sono furibonda, per l'ennesimo oltraggio subìto.

Veniamo ai fatti: Trenitalia si è finalmente degnata di caricare nel suo sistema (e quindi anche sul sito) gli orari validi dal 12 dicembre: la sorpresa per la sottoscritta è che per viaggiare tra Milano e Lecce di notte si dovrà cambiare a Bologna!!

Allora mi domando e dico: perché non costruiamo direttamente un muro tra Nord e Sud, così la separazione riesce meglio?  E magari introduciamo pure un dazio, per punire i terroni che come me arricchiscono il Nord da decenni, ostinandosi a tornare nella terra natìa per le feste comandate o tutte le volte che sia necessario ricongiungersi con la famiglia di origine.

Sono furibonda perché questo è l’ennesimo sintomo di un Paese a due velocità, di un sistema malato che spinge in maniera coatta il “nuovo e costoso” (le varie Frecce fiammanti) penalizzando e uccidendo il “vecchio e per tutti”.

Sono furibonda perché 20 anni fa ho lasciato la mia città natale (la splendida Lecce, per quanti la conoscono) per cercare fortuna al Nord, nell’efficiente e operosa Milano, capitale economica del Paese.

Quando partii per l’università, nel 1991, mancava ancora l’elettrificazione tra Lecce e Bari, il treno si fermava a Bari per cambiare il locomotore e la gente scendeva a sgranchirsi le gambe, bere un caffè o fumare. Poi ci siamo “evoluti”: al posto delle vecchie cuccette maleodoranti hanno fatto la loro comparsa le eleganti cuccette C4 Comfort, una via di mezzo tra le claustrofobiche lettiere a 6  posti e gli eleganti e costosissimi wagon-lit.
A quel punto è iniziato il “progresso coatto”: hanno via via dismesso le vecchie carrozze notte in favore di quelle nuove, hanno elevato la categoria del vecchio Espresso, facendolo diventare ICN (Intercity notte) con relativo aumento di prezzo.

Ora è normale che all’innalzamento degli standard corrisponda quello dei prezzi: ciò che non è ammissibile è che lo standard sia unico e che il progresso sia - per l’appunto - coatto.

So di non dire nulla di nuovo, ma stavolta sbotto: sbotto perché all’indomani della manovra “salva Italia” tutto questo suona tremendamente capzioso. Non ci sono soldi, dobbiamo tagliare: certo, non fa una piega.
E pazienza se aumentano i prezzi, tanto la gente DEVE viaggiare.

È questo che trovo osceno, che un Paese speculi e divori denaro alle spalle dei cittadini comuni, penalizzandoli in ISTRUZIONE, SANITA’, TRASPORTI, servizi che ogni Stato civile dovrebbe garantire, uguali per tutti, funzionanti, efficienti, a portata di borsellino.

Il privato dovrebbe essere un’opzione, non l’unica strada.
Il default è già qui, da molto molto tempo.

1 commento:

  1. Facciamoci sentire https://www.facebook.com/TreniSicilia

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