giovedì 26 gennaio 2012

menti & strumenti


"gli strumenti - in quanto tali - non sono ne' buoni ne' cattivi, ne' stupidi ne' intelligenti, quegli sono gli uomini che se ne servono"

come spesso accade ultimamente, questa riflessione è legata a un mio tweet - ed è una riflessione su twitter

nasce dall'odierno post della rubrica Buongiorno, che seguo sempre con piacere.
stavolta però non sono d'accordo con Gramellini

twitter è uno strumento di enorme utilità, per me racchiude l'essenza stessa di internet: la condivisione, la democratizzazione della conoscenza, la comunicazione disintermediatasta ad ognuno di noi farne un uso sapiente e moderato
perché il troppo stroppia, sempre

sta a noi scegliere se vivere e raccontare o raccontare per vivere
ma quello vale anche per le fotografie digitali (a un certo punto mi son ritrovata a "vedere" attraverso le foto e poi ho ritrovato il piacere di vedere e fotografare con gli occhi)

certamente l'esplosione dei social network e simili dimostra una verità vecchia come il mondo: l'uomo è un animale sociale

oggi ha a disposizione degli strumenti impensabili fino a 20 anni fa
e nulla è più come prima

i giornalisti sono testimoni della propria epoca
quest'epoca è segnata da questi fenomeni
e i giornalisti non possono ignorarli
se sono curiosi e smanettoni quanto basta
ne coglieranno l'utilità e appropriandosene
arricchiranno la loro visione del mondo

mercoledì 25 gennaio 2012

la moderna schiavitù

ricorre questa riflessione sempre più spesso
non cerco di scacciarla dalla testa, anzi la analizzo come posso
siamo i lavoratori della conoscenza
siamo moderni schiavi
legati a catene invisibili che chiamiamo smartphone
ma di smart abbiamo ben poco
la vita non può ridursi a questo, mi dico
dev'esserci dell'altro
lo squilibrio è troppo forte per essere tollerato
tra vita privata e lavoro, intendo

lo chiamiamo progresso, tecnologia, democrazia
ma io vedo solo piccoli uomini spaventati
allontanati dalla propria natura e dalla Natura
inghiottiti nel vortice della produttività
impegnati a produrre ulcere e stress in quantità industriali
che nessun mercato è in grado di assorbire

siamo andati troppo in là, questo credo
questa non è la vita che sognavo
tutto questo arrancare, annaspare, boccheggiare
no, la vita non può ridursi a questo

non parliamo poi degli operai
di quelli che restano, e resistono per non scomparire
ma vengono risucchiati dalle logiche del mercato globale...
dalla competitività a braghe calate

ieri sera ho visto una pubblicità che mi ha fatto imbestialire
un insulto all'Italia e alla dignità di tanta gente che lavora

è questa, ascoltandola all'inizio pensavo fosse di qualche Ministero
per lo sviluppo economico o che so io
poi ho intuito, e sono rimasta di stucco
complimenti ai creativi, peccato che sia fatta per il cliente sbagliato
e assomigli a un lavaggio di coscienza inaccettabile

http://www.fiat.it/cgi-bin/pbrand.dll/FIAT_ITALIA/home.jsp




venerdì 20 gennaio 2012

20 gennaio

"Né di Venere né di Marte
non si sposa né si parte
né si dà principio all'arte"

del proverbio che mi hai insegnato
te ne sei proprio fregato
e un bel venerdì te ne sei andato

[a mio padre, piccolo grande uomo 17-03-1926/20-01-2006]

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

Camillo Sbarbaro 

6 anni fa se ne andava il mio uomo n.1
il 20 gennaio è uno spartiacque nella mia vita

venerdì 13 gennaio 2012

venerdì 6 gennaio 2012

cose nuove dal mondo

il momento è di quelli epocali e richiede una piccola riflessione: 1) le vendite di musica digitale hanno sorpassato quelle fisiche, dice CNN - 2) la Kodak sarebbe vicina al fallimento
l'occasione mi è ghiotta per dire che sono molto contenta di essere cresciuta con giradischi, walkman, vhs e rullini fotografici. Oggi apprezzo enormemente il digitale, ma penso con una punta di tristezza che i ragazzi(ni) di oggi non sanno cosa si son persi!


non si tratta di puro e semplice sentimentalismo, sia chiaro, anche se il fruscio della puntina che atterra sul vinile per me è magico (ringrazio Eminem per averlo inserito nell'attacco della bellissima Lose yourself )
tutti questi progressi nel campo digitale e nei consumer electronics sono fantastici, sia chiaro, lungi da me fare la guerra al progresso (vecchie industrie si adattano, si trasformano o muoiono, nuove industrie e realtà nascono, fa parte del ciclo della vita), ma quello che voglio fissare qui ora è un altro concetto. 
voglio parlare del tempo, della velocità e dell'attesa, e chi ha usato le macchine fotografiche tradizionali, i vinili, le cassette e i vhs sa cosa intendo: parlo degli istanti che precedono l'inizio della canzone che si vuole ascoltare, gli istanti che precedono lo scatto dell'immmagine che si vuole immortalare (su pellicola!), dell'attesa che precede la stampa delle foto o l'inizio del film.
voglio dire che le moderne creazioni dell'informatica e del digitale (parlo ovviamente anche di internet) hanno praticamente annullato i tempi dell'attesa: tempi morti, si dirà, vero... eppure temo si stia producendo un pericoloso effetto di "tutto-e-subito", dove il pericolo risiede nel non soppesare lo scatto fotografico (che tanto si cancella se viene male), non cercare le parole giuste (che tanto si cancella e si riscrive in tempo reale), in poche parole perdere la pazienza e la dolcezza legata all'attesa.


da quanto tempo non mandate e non ricevete lettere o cartoline da amici lontani? se qualcuno di voi lo ha fatto -  son sicura di sì ;-) ricordate che bella l'attesa di una lettera? la gioia nel trovare una busta nella cassetta della posta e riconoscere una grafia, il francobollo di un paese straniero e poi cercare un angolo tranquillo dove assaporare con gioia (o tristezza...) ogni parola contenuta nella lettera (e magari guardare una foto ricordo allegata).
insomma non voglio fare la nonna, ma in quei gesti c'era una dolcezza, un riguardo, un rispetto del tempo e delle persone (e dei sentimenti) che forse sta passando di moda come i rullini e le belle carte da lettera.

giovedì 5 gennaio 2012

Non si può amare un ricordo

in questa (ennesima) notte mezza insonne voglio condividere questo pensiero: non si può amare un ricordo. mi riferisco a quanti si struggono per l'amato o amata che si sono sottratti al loro amore.
ebbene, in assenza di una relazione "viva" è sbagliato parlare di amore. quello è il ricordo dell'amore, non l'amore. è il ricordo della persona amata, che continua a vivere nell'incessante fluire del tempo e dello spazio in cui noi non siamo più.
insomma, quanto sono inutili certe pene d'amore (se solo potessimo guardarle dall'esterno!).
quello che spesso - a mio avviso - si scambia per amore è un insieme di: malinconia, solitudine, orgoglio ferito, amor proprio ferito pure quello.
l'amore si coltiva ogni giorno, come una pianta, su cui si toccano con mano i segni della nostra assenza o noncuranza. non esiste l'amore per sempre, perché il per sempre si costruisce ogni istante. sembra retorica, ma non lo è. è vita vissuta.

lunedì 2 gennaio 2012

bilanci

Ci sono anni come spartiacque, nel bene e nel male. 
Ecco, il 2011 e' uno spartiacque, del prima ho la certezza, del dopo grandi speranze